Dubrovnik, una vera e propria perla dell'Adriatico

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Il suo antico nome di Ragusa rievoca le vicende di una prospera repubblica di mercanti che, grazie al controllo sulle rotte del mediterraneo, era seconda soltanto a Venezia.

Gravemente danneggiata nel 1991 durante il conflitto tra serbi e croati, la citta medievale di Dubrovnik deve oggi, ancora una volta, risollevarsi dalle ceneri per tornare a essere ciò che era in passato, l'orgogliosa fortezza della costa dalmata.

In seguito alla situazione di instabilità causata dalle invasioni slave in Dalmazia e dopo un sisma che distrusse la colonia greco-romana di Epidauro, la popolazione di questa città fu costretta a cercare un insediamento più sicuro e difendibile in caso di attacco: il luogo prescelto fu quindi l'isola di Ragusa, un piccolo sperone di roccia sul Mare Adriatico separato dalla terraferma da uno stretto braccio d'acqua.

Sulla costa adiacente nacque successivamente l'insediamento slavo di Dubrava, e con il passare degli anni, quando le antiche antipatie scemarono, le due città iniziarono a scambiarsi relazioni sempre più strette e successivamente si unirono in un'unica grande città.

Nel XII secolo venne quindi riempito il canale che le separava, in questo modo quindi l'antica isola era diventata una penisola.

Fin dalle sue origini, da quando cioè non era altro che un insieme di poche case arroccate nell'estremità sudovest dell'isolotto roccioso, Ragusa fu circondata da una cinta muraria.

Questo primo agglomerato urbano era collegato alla terraferma da un ponte; una torre, situata nel luogo che oggi occupa la Porta di Pile, proteggeva allo stesso tempo il ponte, che rappresentava l'unico accesso diretto alla città, e il piccolo porto, grazie al quale trovò terreno fertile la vocazione marittima di Ragusa.

Nel XIII secolo la città era diventata un importante centro di traffici commerciali, la cui attività portuale era stata trasferita all'ampio bacino orientale, dove si trovavano anche il centro amministrativo e religioso di tutta la regione.

L'antico canale venne quindi sostituito dalla Stradun, la grande strada principale; nelle vicinanze dell'estremità est, adiacente del porto, furono costruiti la prima cattedrale e gli edifici istituzionali che con il passare degli anni, furono sostituiti dal palazzo dei Rettori.

Ricostruita varie volte, la cinta muraria divenne l'orgoglio di Ragusa e il suo principale simbolo. Si tratta di un opera davvero imponente della lunghezza di circa 2 km, composto da solide mura di pietra, due porte, torri, casematte e fortificazioni ausiliarie come il forte di San Giovanni.

Furono proprio queste strutture difensive che permisero a Ragusa di resistere per secoli a tutti gli attacchi esterni, diventando, nel 300, una repubblica aristocratica indipendente come Venezia, città con cui gareggiava per il controllo delle rotte commerciali del Mediterraneo.

La nuova repubblica però governava un territorio davvero limitato, che comprendeva oltre la città vera e propria, una stretta fascia costiera e alcune isole vicine.

Facendo affidamento sull'inestimabile valore della flotta mercantile, Ragusa poté occupare una posizione importante nel contesto politico del Mediterraneo medievale.

Il mare e le sue rotte portavano grandi ricchezze alla città che si traducevano quindi nella costruzione di splendidi monumenti. Sorsero così palazzi, edifici pubblici, chiese e conventi.

I lavori del convento dei Francescani, il monumento più antico esistente oggi a Dubrovnik, iniziarono circa nel 1317 in uno stile di transizione tra il romanico e il gotico.

Quando nel 1420 la Dalmazia entrò a far parte della Repubblica di Venezia, solamente Ragusa, grazie alle sue mura e alla sua grande capacità di negoziazione, riusci a mantenere lo status di città indipendente. La cultura e l'arte italiana riuscì a inserirsi in modo del tutto pacifico nella città dalmata.

Il nuovo palazzo dei Rettori, ad esempio, destinato a ospitare il potere supremo della città libera, fu costruito tra il 1435 e il 1441 sulla base di un progetto di Onofrio di Giordano della Cava, in puro stile gotico fiorito.

Nonostante questo con il passare degli anni nuovi maestri locali suppiantarono quelli italiani, sebbene le novità in campo artistico cuntinuassero ad essere importate dall'altro lato dell'Adriatico.

Ciò rese possibile la realizzazione di opere architettoniche davvero pregevoli come la chiesa del Salvatore e il Palazzo Sponza, sede di diversi organi istituzionali, opera dell'architetto slavo Paskoje Milicevic.

Il notevole sviluppo che tutte le discipline artistiche conobbero nella Repubblica di Ragusa le valsero la denominazione di "Atene slava".

Nel 1667 però un forte terremoto distrusse gran parte della città, decimando la popolazione in modo drammatico.

La città purtroppo, anche a causa della diminuzione dei traffici causata dalla perdita d'importanza della navigazione nel Mediterraneo in seguito all'apertura delle nuove rotte dell'Atlantico, del Pacifico e dell'Oceano Indiano, non riuscì mai a riprendersi completamente da questa tragedia.

Fu possibile, comunque, ricostruire i monumenti più importanti: anche il barocco entrò a fare parte del patrimonio artistico di Ragusa e la cattedrale e la chiesa del santo patrono della città, San Biagio, furono interamente riedificate.

Le due chiese sono ubicate nella zona orientale, a due passi dal porto, proprio nella zona maggiormente danneggiata dal terremoto che, di conseguenza, fu completamente rimaneggiata.

Questo fu l'ultimo progetto urbanistico di un certo livello terminato all'interno delle mura di Ragusa. Nel 1808 infatti la città fu conquistata da Napoleone e perse per sempre il suo status di repubblica indipendente.

 

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